Le politiche pubbliche viste dagli strumenti che le attuano. Insights on public policies and local government by the tools.
Mi segnalano, da Nova24 di ieri, una pagina sul tema delle pratiche di condivisione della reti wireless (in particolare, a partire dall’esperienza di Ninux.org, collettivo romano devoto al wi-fi sharing), di cui ho accennato qua. Eccola, scansionata <a href="DOC101216“>. Il tutto, all’insegna di quella pop-economy che, secondo Loretta Napoleoni (vedi ultimo numero di Wired) rappresenta la rivoluzione sociale (dei consumi, degli stili, dei comportamenti) più rilevante del momento. “Condividere è pulito, postmoderno, urbano e progressivo. Il possesso è noioso, egoista, timido e arretrato”.
Cosa facciamo sabato pomeriggio? Andiamo a Pieve a fare shopping! Se oggi un dialogo come questo potrebbe suonare vagamente ironico, era in realtà normale fino a ormai una ventina di anni fa, quando il centro storico pullulava di negozi di buon livello e il circondario – Cento compresa – arrancava alle spalle di un’offerta che ancora sapeva essere innovativa. Poi cos’è successo? Il Comune, negli anni, ha colto al volo tutte le opportunità possibili per qualificare il Centro Storico e l’offerta commerciale – in particolare ricorrendo ai bandi della LR 41, molti negozianti si sono rimboccati le maniche per stare sul mercato, mentre per altri è sopraggiunta la chiusura per assenza di ricambio generazionale, l’esaurirsi della spinta. Tutto questo mentre a poca distanza da noi, di là dal ponte, cresceva tumultuosamente (e a compensazione della parziale deindustrializzazione) la specializzazione commerciale, con l’insediamento di ingenti investimenti immobiliari di grande distribuzione.
Accesso. Con questo concetto, dieci anni fa, Jeremy Rifkin descriveva l’ingresso in una nuova fase del capitalismo, in cui sarebbe diventato progressivamente più rilevante la non esclusione dalle reti di condivisione della conoscenza. Possiamo dire che questa previsione era corretta: oggi la competitività – di un’azienda, di un professionista, di un territorio – dipende dalla capacità di essere visibili, di sapersi vendere, di mantenere un livello elevato di aggiornamento. Da un lato sono aumentate a dismisura le occasioni per accedere – su tutte, evidentemente, la Rete Internet e i modi per navigarci; dall’altro continua a non esistere un politica nazionale e sovranazionale degna di questo nome che definisca l’accesso alla Rete un diritto fondamentale. Se la Legge non ne riconosce il diritto, l’accesso alla Rete resta in balia dell’unica altra legge possibile: quella del mercato, che per definizione ha prima di tutto bisogno di numeri. Da questo deriva l’attuale modello di diffusione di questo bene, che tutto è meno che pubblico: chi non può, per varie ragioni, resta escluso, chi può si accaparra quello che trova. Continua a leggere…
La fruizione in remoto delle democrazia. Un paradosso, apparentemente, ma è quanto viene di fatto postulato dalla disponibilità di mezzi a basso costo (o a costo zero) utili per riverberare la produzione di decisioni dall’Interno della macchina amministrativa verso un Esterno – la cittadinanza, la Gente – sempre più lontano e indifferente. E’ il caso della moda dei Consigli Comunali on line, sempre più diffusi e ultima ed estremo avamposto di quel fronte disordinatissimo ma agguerrito che va sotto il nome di government 2.0. L’abbiamo fatto anche noi, è andata bene, con 2 lire abbiamo messo in piedi un servizio che tutto sommato fa quel che deve fare.
Una ricerca su Google (“consiglio comunale on line”) restituisce ben 103.000 risultati, non poco se si pensa che la disponibilità di piattaforme a costo zero come Ustream esiste da non più di 2-3 anni. Continua a leggere…